Home » Applicazioni » Come sarà la colonnina di ricarica per l’auto elettrica del futuro?

Nel prossimo futuro, la colonnina di ricerica per auto elettrica sarà intelligente, tanto da poter riconoscere la tipologia di veicolo collegata, sarà affidabile e diffusa capillarmente e permetterà la massima interoperabilità… Non solo. In futuro la colonnina di ricarica sarà integrata in qualsiasi tipo di edificio, oltre che su pali della luce e punti strategici.
Non è un’utpia, ma la strada tracciata per l’evoluzione del settore della mobilità elettrica. Ne abbiamo parlato con una realtà di eccellenza italiana sul mercato, Scame Parre.

L’azienda è oggi uno dei maggiori produttori di prese secondo lo standard IEC 62196: tanto che la IEC 62196-Type 3A nel linguaggio comune è stata battezzata “Presa Scame”.

L’impresa, nata negli anni Sessanta come produttrice di materiale elettrico, propone diverse soluzioni anche in tema di e-mobility.
Oltre essere socio fondatore nel 2010 dell’associazione EV Plug Alliance per promuovere l’uso di connessioni e prese sicure, ha realizzato Smart Wall-Box, una stazione di ricarica per auto elettrica (e-station) installabile nelle abitazioni, capace di risolvere una delle più spinose problematiche relative alle ricariche “domestiche”.

Durante una recente intervista, il marketing manager Omar Imberti ha illustrato alcune delle opportunità che si stanno aprendo, tra cui la colonnina elettrica di ricarica intelligente

Come sarà la colonnina elettrica di ricarica? Possiamo parlare di colonnina intelligente?

L’evoluzione sta andando su due fronti, il primo dei quali è la fruibilità, il pieno accesso alla colonnina di ricarica, e con modalità di comunicazione definite. Diverrà sempre più cruciale la possibilità di rendere quanto più semplice possibile all’utente l’esperienza di ricarica (user experience) del proprio veicolo elettrico.

Il plug and charge (soluzione che consente ai clienti di accedere alle stazioni di ricarica tramite un certificato digitale – ndr) tramite lo standard internazionale ISO 15118 è senz’altro uno degli obiettivi a breve termine.

Il secondo tema è come e dove troveremo queste infrastrutture. Un’idea è quella di integrare la colonnina elettrica al palo della luce. Un’idea in piena filosofia smart city.
Non basta la ricarica a casa: dai dati sappiamo che il 16% degli utenti ha necessità di ricaricare in contesti pubblici. In quest’ottica un wall box applicato a un palo della luce ha una sua ragione di esistere in quanto il palo ha già i cavi, non c’è bisogno di particolari accorgimenti.

Il problema è come regolamentarlo. Occorre evitare conflitti tra endotermiche ed elettriche perché, in ogni caso, l’obiettivo finale deve essere quello di togliere auto dalla città.

Qual è la vera innovazione sul tema dell’infrastruttura di ricarica?

Ottimizzare la potenza di carica e la sua distribuzione. In ambito domestico abbiamo sviluppato un sistema di power management, che permette di automodulare la potenza di carica e la sua distribuzione.
Per esempio, in ambito domestico abbiamo sviluppato una soluzione in grado di farlo in funzione degli elettrodomestici accesi.

In ambito pubblico si è sviluppato un sistema di low balancing che permette di distribuire la potenza secondo le auto in carica, suddividendola equamente.

Quali richieste ricevete dal mercato in tema di ricarica elettrica?

Scame flotta elettrica

La più ricorrente riguarda la modalità di ricarica che deve essere rapida, facile e possibilmente gratis.

In realtà, considerando la potenza elettrica, ci sono tempi e dimensioni che vanno rispettati. La questione più difficile da affrontare è quella di spostare il paradigma dal modello di distributore di carburante, al concetto legato all’effettivo uso dell’auto.

Mediamente un veicolo è fermo per buona parte della giornata: occorre pensare di caricarlo in quel momento, non aspettando di andare in riserva.
E per questo bisogna pensare a una modalità di ricarica analoga a quella dello smartphone: ogni sera a casa.

È la risposta più logica ma la più difficile perché l’ansietà da ricarica è ancora uno scoglio difficile da superare. Da qui la richiesta di soluzioni snelle, leggere, esteticamente piacevoli, di design.

Tutto questo va poi combinato con l’effettiva necessità di adottare componenti elettromeccanici che hanno determinati volumi.

Si lavora per combinare necessità con virtù, tenendo sempre presente la prima caratteristica importante: la funzionalità. Un’infrastruttura di ricarica ha appunto come priorità quella di ricaricare le auto elettriche.

L’elettronica supporterà il futuro della ricarica elettrica?

L’elettronica potrà dare un grosso contributo, aiutandoci ad andare nella direzione sopra elencata.

Quando si riuscirà a trasformare alcuni componenti elettromeccanici in dispositivi intelligenti, sarà possibile risparmiare spazio mantenendo l’affidabilità e i costi. E lo sarà ancora di più sulla parte di potenza, dove i volumi sono davvero notevoli.

Perché continuare a credere all’e-mobility nonostante le difficoltà?

Oggi è facile credere nella mobilità elettrica. Un po’ più complesso farlo nel 1999 quando siamo partiti.

Oggi è una rivoluzione conclamata, che si caratterizzerà sempre più come autonoma, elettrica, connessa.

È probabile che un bambino oggi quando sarà in età da patente guiderà un’elettrica e credo farà fatica a ricordarsi un’endotermica. Sarà naturale scegliere una macchina elettrica, quanto si potrà ricaricare da casa e usufruire delle colonnine di ricarica solo nel caso di viaggi lunghi.

Scame offre caso virtuoso con la flotta aziendale virata all’elettrico. Ma è una scelta facile?

Le difficoltà stanno nell’individuare l’utilizzo effettivo dei veicoli. Se, infatti, la flotta sta sotto i 150/200 km giornalieri non ci sono problemi a passare all’elettrico. Se si supera questo chilometraggio, va fatta un’accurata analisi per capire se la tipologia di viaggio è compatibile con la mobilità elettrica.

Le opportunità sono tante, a cominciare dal risparmio economico: comparando spese di carburante e di manutenzione, oltre che di RCA, di bollo, i costi si riducono drasticamente. Aggiungo anche la possibilità di accedere alle ZTL.

Senza contare le tonnellate di CO2 evitate in atmosfera. Sostenibilità ambientale a parte, che pure per noi è importante, è anche una questione di coerenza: se puntiamo sull’emobility, contare su una flotta elettrica è una conseguenza naturale, a partire dal nostro CEO che già dal 2012 guida elettrico.
Un dato di fatto c’è: chi guida elettrico non torna più indietro.